Il Rispetto

Cosa intendiamo quando pensiamo al concetto di Rispetto, cosa è per noi? Vi siete mai soffermati a rifletterci? Io credo sia vasto e complesso, e coinvolga moltissimi aspetti della nostra vita, su più livelli.

Mi viene in aiuto Bert Hellinger con una splendida riflessione che voglio condividere.

“Rispettare significa in prima linea: riconoscere. Rispettare qualcuno significa riconoscere che lui c’è, che è così com’è, e che, così com’è, è anche giusto. Ciò include che, allo stesso modo, mi rispetti anch’io. Che rispetto di essere così come sono e che così come sono, sono anche giusto.

Se io rispetto così me e gli altri, rinuncio a farmi un’immagine di come io o gli altri dobbiamo essere. Senza questa immagine, non c’è più giudizio riguardo a quel che sarebbe migliore. Nessuna immagine artificiale si frappone più tra me e la realtà che si mostra.

In questo modo è possibile una seconda cosa – che pure appartiene al rispetto: amo la realtà, così come mi si mostra. Ciò significa soprattutto: amo me, così come sono, amo l’altro, così com’è, ed amo come siamo diversi. Questo rispetto mantiene le distanze. Non si insinua nell’altro, e neanche permette all’altro di insinuarsi in me, di attribuirmi qualcosa che non mi riguarda o di disporre di me secondo la sua immagine. Perciò possiamo rispettarci senza che l’uno voglia nulla dall’altro.

Se abbiamo bisogno l’uno dell’altro e vogliamo qualcosa l’uno dall’altro, dobbiamo fare attenzione ancora ad un’altra cosa: ci favoriamo reciprocamente o inibiamo in noi stessi e nell’altro il proprio sviluppo? Se dobbiamo riconoscere che, così come siamo, impediamo lo sviluppo in noi e negli altri, allora il rispetto non ci avvicina, ma ci allontana. Allora rispettiamo che ognuno può e deve andare per la propria strada.”

…..Come vi sentite rispetto a tutto ciò?

alberoBuone riflessioni ed uno splendido inizio d’estate

 

 

 

 

 

 

 

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La spinta al cambiamento

” Possiamo intendere il dolore interiore come il sistema attraverso il quale la nostra personalità ci fa capire che dobbiamo cambiare qualcosa, altrimenti non affioreranno emozioni migliori. Invece di temere il dolore, possiamo imparare a interpretarne i messaggi con saggezza, in modo da poterne sfruttare i suggerimenti per migliorare la nostra vita.”

E ancora:

“Il tratto caratteristico di una persona equilibrata è la disponibilità ad accettare tutte le verità, anche quelle che vanno contro desideri personali. Dimostra che tale persona ha smesso di guardare agli altri per trovare stabilità e che si è impegnata a rimanere concentrata sulla propria personale missione di vita.”

– Les Carter

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La giusta distanza (o vicinanza)

Talvolta mi si chiede quale sia il “sano equilibrio” nelle relazioni….domanda difficile! Cosa rispondere…voglio farlo citando Nicola Ghezzani, uno psicoterapeuta di cui apprezzo molto l’approccio, e che su questo delicato argomento vola davvero alto.

” Quali sono le modalità relazionali positive che contraddistinguono un amore o un’amicizia sani? Ritengo DUE.

La prima è la distanza che si esprime nel rispetto partecipe, laddove i partners o gli amici sappiano stare lontani l’uno dall’altro nel rispetto per ciò che l’altro è di per sè. Con la pratica della distanza e del rispetto partecipe chi ama può ammirare, percepire la vita dell’amato nella sua piena autonomia, e goderne. E’ una forma dell’amore maturo.

La seconda è la vicinanza liberatoria, laddove partners e amici stiano vicini con la volontà di generare nell’altro il bene supremo della libertà  (inclusa la paradossale libertà DAL legame stesso ). Con la vicinanza liberatoria chi ama può irrompere nella vita dell’amato, fondersi con quella ed esprimere tutta la propria energia, passione, allo scopo di rendere l’altro felice, cioè libero da ogni contingenza costrittiva, limitativa, frustrante.

Una relazione mediante la quale l’individuo ri-genera il proprio io a partire dalla coscienza di sè e dalla giusta misura nei rapporti umani.

Ci si ama per generare la vera natura dell’altro, le sue migliori potenzialità, la sua libertà. Quel sentimento che chiamiamo amore è il prodotto di un raffinato e consapevole equilibrio.”

Ecco….pensate sia troppo? Io credo di no, credo sia un dono unico che facciamo a noi stessi e all’altro. Ci si può arrivare passo dopo passo. Buone riflessioni.

“Quando l’amore è una schiavitù” – Nicola Ghezzani

distanza-psicologica

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Il libro di Giugno

“Per l’Ego, il momento presente quasi non esiste. Soltanto il passato ed il futuro sono considerati importanti. Questo capovolgimento totale della verità spiega perchè sotto l’influsso dell’Ego la mente sia così disfunzionale. Si preoccupa sempre di mantenere vivo il passato, perchè senza di esso chi saremmo noi? Si proietta costantemente nel futuro per garantirsi la propria sopravvivenza e per cercarvi qualche genere di liberazione o appagamento. “Un giorno, quando avverrà questo o quello, sarò felice.”

Anche quando l’Ego sembra occuparsi del presente, non è il presente ciò che vede: lo percepisce in modo sbagliato perchè lo osserva con gli occhi del passato. Oppure riduce il presente ad un mezzo rivolto ad un fine, un fine che sta sempre nel futuro.”

” Si può pensare di avere bisogno di più tempo per capire il passato o per liberarsene, in altri termini, che il futuro prima o poi ci libererà dal passato. Questa è un ‘illusione.

…..Solo alcuni spunti pieni di stimoli, contenuti, significati profondi su cui soffermarsi. Un libro non recente, un best seller citato e stra-citato, la cui lettura mi ha colpito profondamente nell’analisi chiara di quelle che sono le più comuni “trappole” della nostra mente, che spesso fanno si che noi ci costruiamo una falsa identità ben lontana dal nostro vero sè.

Non voglio aggiungere altro, il libro è davvero molto denso. Godetevelo!

Sereno Giugnopotere-di-adesso-tolle

Il respiro cura

redQualche giorno fa ho sperimentato una sessione di respirazione metacorporea della durata di un’ora circa. Nulla di strano o magico, semplicemente ci si sdraia e si fanno delle respirazioni gonfiando il più possibile l’addome, a bocca aperta e con un ritmo intenso sotto la garbata guida della  bravissima operatrice.

Ora, è vero che tutti respiriamo altrimenti non saremmo qui…ma centrarsi sul respiro con consapevolezza, soffermarsi pienamente sull’aria che entra e che esce, piu’ forte, meno forte, sentendo il gonfiarsi e lo sgonfiarsi dell’addome, svuotare la mente e far si che non esista nient’altro che il respiro, è un lavoro davvero potente, vi assicuro, e gli esiti continuano ad affiorare  anche nei giorni seguenti. L’addome è la sede della nostra centratura, della nostra volontà, respirare intensamente in quella zona può sbloccare vissuti emozionali profondi, affiorano immagini, stati d’animo sopiti  che  avevamo nascosto e bloccato nel profondo. E’ un contatto con il se’ più profondo e autentico, e se abbiamo voglia e un po’ di coraggio di ascoltarlo, ci rivela molto di chi siamo autenticamente.

Espirando con  intensità buttiamo via quello che non ci serve più e facciamo spazio al nuovo, ci liberiamo delle “tossine emozionali”. L’ inspirazione invece ci dice molto di noi: la forza, l’energia con cui immettiamo aria nei nostri polmoni la dice lunga su quanto ci riteniamo degni di esistere, su quanto riteniamo di meritare dalla nostra vita: un inspiro pieno e profondo è un pieno di forza vitale:” sono qui con tutto me stesso e prendo tutto ciò che la vita mi offre.” Al contrario, un inspiro debole, bloccato, mi dice che forse non mi sento in armonia con quello che sono, non mi sento al mio vero posto nel mondo, mi ritengo indegno in qualche modo. Posso così provare a sentire cosa sta dietro a questo disagio.

Posso anche lavorare con le immagini che mi si presentano durante la sessione, che arrivano dal subconscio…

Capite che c’è tantissimo su cui sperimentare e lavorare…..semplicemente respirando.

Io ne sto ancora provando i benefici….potremmo certo scoprire anche qualcosa che non ci piace, d’altro canto che lavoro sulla consapevolezza sarebbe? A voi la scelta, come sempre. E….buon respiro  a tutti!

Se volete approfondire: http://www.oceanosintesi.org  – respirazione metacorporea

Tutti sanno che chi non respira è morto. Pochi hanno capito che più si respira e più si è vivi.

A. Lowen

La formula dell’Amore (?)

mattotti-works-2Il fisico britannico Paul Dirac (1902-1984), cofondatore della meccanica quantistica, formula in una ricerca l’equazione in grado di descrivere il fenomeno dell’ entanglement (incatenamento) quantistico, che sottolinea il carattere di non separabilità tra gli eventi per la presenza di correlazioni a distanza tra quantità fisiche osservabili nei sistemi coinvolti. Il principio alla base dell’equazione di Dirac è che : ” se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere considerati due sistemi distinti, ma in qualche modo diventano un unico sistema. In altri termini, quello che accade ad uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce.” Il passaggio di informazioni tra diversi elementi all’interno di un sistema, in sostanza, avviene anche tramite un’azione a distanza che perdurerà nel tempo.

Cosa succede se applichiamo questo concetto ai legami tra gli esseri umani ?

Secondo il ragionamento di Dirac, se due persone entrano in relazione e si instaura tra di loro un rapporto di amicizia o amore e poi vengono separate, esse non possono essere definite come due soggetti differenti ma, in qualche modo, ne diventano uno solo.

Anche dopo la separazione, continueranno nel bene e nel male, a conservare dentro di sè una parte dell’altra. Per sempre.

A prescindere dalle distanze e dai vissuti di ogni individuo, nonostante allontanamenti o distacchi, queste persone si influenzeranno comunque.

L’equazione di Dirac è dunque la formula scientifica dell’amore eterno ? Che ne pensate? Continua a leggere

Stop…

C’è bisogno di fermarsi per conoscersi. Saper mercuriobastare a se stessi implica un viaggio alla ricerca della propria anima, in modo che nel cercarla si assuma lo stato di interlocutori della nostra vita, e che sia meno necessario perdersi e possibile trovarsi.        cit.

Ed aggiungo io..questa è la miglior condizione per volgersi poi con consapevolezza profonda verso l’Altro.

Buona settimana

I sistemi familiari

Lealtà familiari invisibili: le aspettative che ci imprigionano – http://lamenteemeravigliosa.it/lealta-familiari-invisibili-aspettative/

12829432_10209000991333078_4933601052659895985_oIl grado di maturità emotiva di un soggetto dipende dall’autonomia psichica che è capace di raggiungere nei confronti della propria famiglia di origine.

U. Telfener

Buona lettura

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Il libro di maggio

Fiumi di parole si sono spesi e si spendono su quella che è “l’Esperienza” che nella vita ci accomuna un pò tutti, il dover affrontare e gestire la fine di una relazione, fine che non abbiamo deciso noi. Parliamo quindi di una forma di abbandono vero e proprio.

Oltre a riportare a galla antiche personali ferite, ci si trova a ricostruire tutti gli aspetti del quotidiano, pratico ed emotivo , a ridefinire i propri contorni e quelli dell’altro che non è più con noi.

Il libro che voglio consigliare affronta la questione esaminandola nei suoi molteplici aspetti. Per aiutarci ad integrare l’abbandono, non cadere nell’autocommiserazione, nella rabbia distruttiva, e vedere anche le eventuali ragioni dell’altro, che sempre ci sono.

 Non mi dilungo oltre, la psicoterapeuta della coppia Umberta Telfener tratta l’argomento  molto esaurientemente.

Quindi buona lettura ed un sola regola prima di iniziare: vietato mentire a se stessi.le forme dell'addio

Umberta Telfener “le forme dell’addio” ed. Castelvecchi

Crisi e/o opportunità?

Carissimi, consiglio un libro secondo me prezioso, un modo diverso di leggere le crisi personali che ci colgono nel corso della vita, in tutti i suoi ambiti.

L’autore, lo psicoterapeuta Nicola Ghezzani (www.nicolaghezzani.altervista.org) evidenzia come proprio all’apice di una crisi esistenziale, quando ci sentiamo perduti in ogni nostro riferimento e speranza, siamo paradossalmente più che mai aperti a tutte le possibilità di ricrearci, in un’identità più vicina a chi realmente siamo. Per poter lavorare su questo, con tutta la fatica che comporta, dobbiamo trovarci al nostro punto zero, quindi proprio laddove sentiamo che tutto è perduto. 

Questo intenso lavoro di ricostruzione personale può portare ad  una vera svolta verso una vita ed una percezione di noi più autentica ed appagante.ghezzani

Non scrivo oltre, vi lascio al piacere di una lettura tanto ricca di spunti quando fluida e piacevole.

Buona rinascita!