Ripropongo questo articolo su un tema sempre caldo nelle mie sessioni

Quando l’estate ci chiede di rallentare

L’estate arriva senza chiedere, spalanca le finestre, scioglie ciò che era rigido.

Nel calore tutto rallenta, e proprio lì — dove il tempo sembra fermarsi — il cuore ricomincia a muoversi.

L’estate invita a lasciare andare, a fidarsi della luce, a non trattenere ciò che vuole cambiare forma.

E mentre il giorno si allunga, anche tu ti espandi: non per diventare altro, ma per tornare a essere te stesso.

Rallentare non è solo un gesto fisico: è un atto di fiducia. Significa credere che la vita continui anche quando non la spingiamo. Eppure quante volte non ci riusciamo? Non perché manchi il tempo, ma perché non ce lo concediamo. Temiamo che fermarci significhi perdere il ritmo, quando invece è proprio lì che il ritmo si rivela.

E tu, riesci a lasciarti attraversare dal tempo senza volerlo controllare?

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Ripropongo questa riflessione di qualche tempo fa, che oggi torna potente

Il mio 2025

All’ inizio dell’anno nuovo mi piace fermarmi un momento a ripercorrere i dodici mesi appena terminati e riflettere su cosa mi porto a casa dall’anno appena trascorso, sensazioni, insegnamenti, esperienze.

Ecco cosa ho trovato di significativo per me:

_ Come spesso dico nei percorsi di coaching, e sperimento puntualmente, CHI CERCA TROVA. Sempre o quasi, fare della ricerca personale un punto fermo è altamente terapeutico , trasformativo. E’ bene però ricordare sempre che ci sono questioni per le quali non troveremo mai la “SOLUZIONE”, ma diversi livelli di comprensione. E questo farà comunque una grande differenza.

_ La potenza trasformativa dell’errore. Sbagliare strada, strategia, fallire un obiettivo non ci piace mai ma ci dice sempre qualcosa in più su di noi. Sbagliare e cambiare rotta ci connette un po’ di più ogni volta con la nostra autenticità. Non viviamo per performare ma per evolvere verso nuove consapevolezze.

_ E’ stato un anno di chiusure di cicli ed esperienze, ora mi trovo a navigare verso rotte nuove. All’inizio ho provato una certa rabbia, poi dispiacere e un vago senso di tradimento. Quando è tornata la calma ho compreso che l’unica forma di tradimento è quella verso noi stessi, così ho preso le mie decisioni e ringrazio gli eventi che, anche se talvolta dolorosi, mi hanno condotto dove sono oggi. Ora guardo con curiosità a ciò che sarà.

_ Il mio lavoro è sempre di più un faro fondamentale, non solo perché mi appassiona e dunque lo amo, ma anche poiché in dieci anni di professione come life coach, OGNI persona arrivata da me mi ha insegnato qualcosa, anche solo per il fatto, per nulla scontato, di essersi rivolta a me con fiducia in momenti difficili.

_ Ho sempre meno voglia di accondiscendere persone e/o situazioni che non mi interessano e non reputo nutrienti per me. Me ne accorgo perchè mi arriva un senso di malessere e frustrazione.

_ Ogni anno provare qualcosa, se pur piccolo, di totalmente nuovo e sconosciuto. Questo è forse più un proposito ma osservarlo ogni anno mi dà moltissimo.

_ Cercare anche situazioni scomode, quelle per cui diciamo “questo non fa per me”. Perchè? Perchè ho scoperto che uscire ogni tanto dalla famosa zona di comfort non è solo un luogo comune, ma può regalare molto.

_ Faccio ancora fatica a tenere i conti economici in ordine, piano piano sto migliorando ma c’è strada da fare, e soprattutto sto facendo pace con un tema su cui mi sono dannata per anni!

_ Ogni inizio d’anno interrogo i Tarocchi, pesco uno degli Arcani maggiori chiedendo quale sarà la direzione per il nuovo anno. Quest’anno è arrivato l’arcano senza nome, la Morte, meravigliosa carta che parla di profonda trasformazione, di nuovo ciclo. Come sempre tutto torna.

_ Accolgo sempre e ascolto le mie intuizioni, poi le verifico. Nel 2025 mi hanno portato a scoperte davvero preziose.

_ Sono sempre più convinta che la più profonda e radicale forma di libertà sia una sola: quella di essere noi stessi.

Direi che posso fermarmi. Un 2025 talvolta faticoso ma che saluto con gratitudine.

Ringrazio in anticipo chi in questo 2026 mi contatterà per un percorso di coaching e ringrazio di cuore uno ad uno i miei attuali clienti, ciascuno di loro un Maestro per me.

Auguro a tutti noi pace, sogni, incanto

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Allenare la fragilità in tempi fragili

Viviamo tempi complessi.

In un contesto sociale e culturale che sembra premiare solo la forza, la performance e la resilienza, chi mostra fragilità viene spesso escluso, giudicato o addirittura colpevolizzato. La narrazione dominante ci spinge a credere che la vulnerabilità sia un difetto da nascondere, quando invece è parte integrante della nostra condizione umana.

Un tessuto sociale che non migliora.

Questa esclusione non porta alcun beneficio collettivo. Al contrario, i fatti di cronaca ci ricordano con durezza quanto la rimozione della fragilità generi tensioni, solitudini e talvolta tragedie. Ignorare ciò che è fragile non lo fa scomparire: lo rende invisibile, e l’invisibilità è terreno fertile per il dolore silenzioso.

Le fragilità appartengo al nostro essere umani, sono proprio una cifra della nostra umanità. Ognuno di noi porta con sé temii di vulnerabilità, di incertezza, di caduta. La domanda che emerge è: dove si colloca il confine tra una fragilità che ci rende umani e una fragilità che diventa allarme? Non esiste una risposta univoca, ma forse è proprio nel riconoscere questo confine che possiamo imparare a prenderci cura di noi stessi e degli altri.

Non ho soluzioni, ma un invito.

Non scrivo queste righe per proporre ricette miracolose che non ho. Il mio intento è portare attenzione alla questione, avviare una riflessione che ciascuno possa fare dentro di sé. Nella mia esperienza professionale, il primo passo è imparare a guardare le fragilità senza giudicarle, accoglierle e restare con esse. condividerle. È un esercizio di presenza e di coraggio.

Il valore del chiedere aiuto.

Allenare la fragilità significa anche non temere di chiedere sostegno. Spesso la vergogna ci chiude, ci impedisce di esprimere ciò che proviamo. Eppure, aprirsi e condividere la propria vulnerabilità può trasformarsi in un gesto di forza autentica, un primo passo fondamentale, non un segno di debolezza, ma di fiducia: fiducia nella relazione, fiducia nella possibilità di essere accolti.

Fragilità come forza da portare alla luce

Allenare la fragilità in tempi fragili non è un lusso, ma una necessità. E’ un invito a riconoscerci umani, più umani nelle nostre crepe e cadute, e ripartire proprio da quelle cadute. Perché non sia poi irrimediabilmente troppo tardi. Già da oggi puoi cominciare ad ascoltare quelle tue parti che chiedono cura, ascolto, accoglienza. Può essere un nuovo importante inizio.

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