Un libro per Ottobre

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Un libretto carico di energia, una visione ampia, insolita, rivoluzionaria.

Laddove ogni giorno veniamo spinti a guardare fuori da noi per colmare i vuoti, dare spiegazione ai nostri malesseri, alle nostre difficoltà, alle nostre sofferenze, l’autore qui ci invita a considerare un’unica soluzione: guardare DENTRO di noi, ascoltare ciò che accade in noi. Questo l’unico modo per cambiare davvero, recuperare equilibrio, pace, armonia.

Fondamentale punto di partenza: prendere al 100% su di noi la piena responsabilità della nostra vita, in ogni suo aspetto e smettere di incolpare l’esterno per ciò che ci accade, soprattutto quando non ci piace. 

Questo libro è un talismano e ti ricorda che il mondo è dentro di te e tu stai creando tutto ciò che vivi in questo momento. E’ un libro di Potere.   

“La terapia migliore consiste nel portare l’attenzione sul disagio nel momento in cui esso si manifesta. Per fare questo occorre uno sforzo da parte dell’individuo, in quanto deve osservarsi proprio nella situazione in cui possiede meno lucidità. E’ molto più efficace lavorare sull’attuale disagio intensamente percepito nel qui ed ora, piuttosto che sul ricordo del disagio o sull’analisi delle origini passate di tale disagio”

Buona lettura!

Risvegliare la macchina biologica – Salvatore Brizzi – Antipodi edizioni

 

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Ansia, parla con me

 

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A tu per tu con l’ansia. Anche lei può essere preziosa, proprio così. Scarica e leggi il pdf:

ansia, parla con me

 

Chi credi di essere?

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La mia non vuole affatto essere una provocazione.
Esistono sempre più numerose evidenze scientifiche (grazie allo sviluppo delle neuroscienze) che ci mostrano come molto di come viviamo e vediamo la nostra vita dipenda dal potere che attribuiamo a noi stessi e alla fiducia nella possibiltà di cambiare e creare nuovi schemi più consoni al nostro Ben –  Essere. Potere inteso come insieme di possibilità, credere di poter modificare le nostre credenze, fiducia nello sperimentare nuove vie oltre l’umana paura di ciò che non conosciamo. Troppo spesso il rimanere ancorati a questa paura ci fa accettare di rimanere in uno stato di profonda infelicità, malessere interiore che purtroppo spesso sfocia in sintomi fisici.

In realtà, lo verifico nel mio lavoro e nel mio privato, questa paura è sempre un mostro fatto di niente, che si autoalimenta: più proviamo paura, più ci immobilizziamo, più stiamo male, più abbiamo paura…. un pesante circolo vizioso.
Provare paura è umano, provare ad ascoltarla è il primo passo (le nostre paure ci mettono in contatto con ferite profonde), accoglierla è il secondo (solo riconoscendo l’oggetto delle paure lo possiamo affrontare. Quasi sempre un copione antico che non ci serve più ma che ci fa sentire al sicuro, anche nel disagio) e poi decidere di sperimentare una strategia per andare oltre.

E qui entrano in gioco le famose credenze limitanti: se sono convinto (o mi hanno convinto da sempre) che non ce la farò, che sono incapace, che per me nulla può cambiare, che è sempre colpa degli altri, che tutti sono meglio di me, che le cose sono o bianche o nere, che nessuno possa amarmi ecc. ecc. ebbene allora le cose saranno esattamente così (la famosa “profezia che si autoavvera”, una dinamica psicologica che vi invito ad andare ad approfondire).


Gli atteggiamenti che generano un senso di impotenza non solo determinano scarsa autostima, ma tolgono energia al corpo compromettendo la salute complessiva.
E perchè fatichiamo tanto a cambiare strada?
Cito qui la dott. Poli:
“la mente razionale genera dubbi costantemente su ciò che non rientra nelle credenze che ha creato per avere uno schema di riferimento della realtà e preferisce uno schema autosabotante sicuro rispetto all’apertura verso strade di nuova conoscenza che risultano incerte.”

Nel mio lavoro sono dunque chiamata a valutare con la persona quali schemi la stanno boicottando nella ricerca della propria serenità, e lavorare con lei su quelli. Una volta dischiusi ecco che si sblocca una visione più ampia, libera, funzionale ai talenti, progetti, aspirazioni, insomma al benessere interiore e poi esteriore. Una rinascita.

Spesso il periodo estivo ci permette di avere tempi più lenti, di poter guardare meglio cosa non sta funzionado e valutare di prendere provvedimenti.

Se vi sentite chiamati io ricevo fino alla metà di agosto, con la modalità che ormai ho consolidato, del primo incontro conoscitivo gratuito. Approfittate, vi aspetto.

Un abbraccio

 

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Ascolto, please

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L’ascolto è la base di tutte le nostre relazioni,  credo che non ci siano dubbi su questo.
Sappiamo dunque ascoltare, e cosa intendiamo davvero per “ascolto” ?
Pare la cosa più scontata ma non è affatto così.
Quanto ascoltiamo profondamente l’Altro o semplicemente lo sentiamo parlarci?
Due qualità molto diverse, osservate:

* Quante volte mentre l’altro ci parla, noi siamo già proiettati a pensare cosa vogliamo dire noi, e l’altro non ha ancora finito di esporci il suo contenuto? Quindi abbiamo quasi subito smesso di ascoltarlo sul serio.

* Quante volte mentre l’altro ci parla scatta subito il giudizio: quello che ha appena iniziato a dirci non ci piace, non ci appartiene, non vogliamo proprio accoglierlo e dobbiamo dirlo per forza ed il prima possibile. Anche qui abbiamo smesso subito di ascoltare attivamente, ci importa di più la nostra posizione che vogliamo mantenere e ribadire quanto prima…. e se quello che ci viene detto fosse prezioso per darci una nuova visione? Se non ascoltiamo davvero perdiamo un’ottima occasione di confronto e arricchimento.

* Quante volte non ci importa affatto di ascoltare i contenuti del nostro interlocutore, vogliamo parlare noi e fare la nostra bella figura ripetendo nostre vecchie posizioni: anche qui un’occasione di crescita sprecata. E’ proprio necessario dire sempre la nostra su tutto? Dobbiamo sempre fare bella figura? Che gran fatica, non credete? E che noia, se mi permettete, voler avere sempre ragione.

Siamo così disabituati al silenzio, ad ascoltare semplicemente senza dire nulla, a dare spazio all’altro così com’è, senza volerlo convincere di nulla, che non prestiamo ascolto spesso anche a quello che diciamo noi, parliamo quasi in modalità automatica ripetendo il nostro punto di vista immutabile all’infinito.

Ascoltare è un dono prezioso che tutti possiamo coltivare ed affinare.  Nel mio lavoro mi trovo ad ascoltare moltissimo ed esco arricchita ad ogni sessione. Ascoltare ed entrare nell’unicità di ogni persona che fa un percorso con me è un grande dono.

Sperimentate, provate ad ascoltare i vostri cari con un nuovo orecchio, una modalità nuova il più possibile libera da schemi vecchi e pregiudizi, tutte le relazioni (famiglia, partner, colleghi, amici) ne usciranno rinnovate ed arricchite.

E’ anche un’occasione per provare ad ascoltare anche come noi dialoghiamo con noi stessi:  Ci stiamo ascoltando davvero?

 

Il bisogno di avere ragione o l’assemblea di condominio

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La scorsa settimana sono andata all’annuale assemblea di condominio. Personalmente cerco sempre di delegare qualcuno di fiducia ma stavolta c’erano questioni piuttosto importanti e sono andata di persona.

E’ stato in realtà  molto interessante, un vero e proprio esperimento di osservazione e auto osservazione.

Durante l’assemblea si sono create due fazioni con opinioni opposte su come sbrigare una questione, e sembrava non essere possibile trovare un punto d’incontro. La cosa davvero interessante è stata che poco a poco il contenuto della faccenda oggetto del contendere è passato decisamente in secondo piano, quasi dimenticato.

La discussione è progressivamente scivolata su chi avesse ragione ed ha finito per trasformarsi in un crescendo di attacchi personali tra le parti, ognuna delle quali PRETENDEVA di essere nel giusto, di avere ragione appunto.  Alla fine ciò che importava non era più risolvere il problema condominiale, motivo per cui eravamo lì, ma chi si sarebbe guadagnato “l’aver ragione”. Risultato: discussioni inutili, perdita di tempo e di energie, malumore generale e nessuna delibera costruttiva, insomma abbiamo perso tempo e guadagnato malanimo.

Io mi sono sentita frustrata, ho portato a casa molto nervosismo ed una punta di amarezza. Quante volte abbiamo bisogno di avere ragione e questo offusca qualsiasi comunicazione costruttiva, non ascoltiamo più l’altro e perdiamo di vista aspetti importanti nel confronto? Quante volte discutere si trasforma nel voler ferire l’altro in ogni modo pur di portarci a casa il “trofeo” della convinzione di essere nel giusto? Che prezzo pagano le nostre relazioni in questo modo?

Siamo capaci di fare un passo indietro e valutare se possiamo gestire le emozioni di rabbia, frustrazione, disprezzo per l’altro e gestirle prima che sia tardi? O sopra tutto vogliamo avere ragione?

E cosa può diventare la nostra vita di relazione (lavoro, famiglia, partner, amici) se ogni volta vogliamo prima di tutto aver ragione ? Non parlo di argomentare e portare avanti le proprie opinioni, ma di dichiarare guerra a chi non la pensa come noi, sistematicamente.

Come sempre, a noi la scelta. E alla prossima assemblea di condominio.

 

Un abbraccio

Stefania

 

Perdere e trovare

Qualche settimana fa ho fatto un breve viaggio, quattro giorni in una città europea.

Viaggiare è più che una passione per me, oltre alla curiosità di un luogo nuovo, di qualche giorno di pausa dal quotidiano, di un tempo che lascio scorrere con un ritmo diverso, più lento e dilatato, senza orologi, il viaggio è sempre un esperimento:

come mi sento nell’uscire dalla famosa zona di comfort , quali emozioni mi attraversano di fronte a situazioni e posti nuovi, quali riflessioni arrivano, spunti, paure, insomma una specie di punto della situazione su di me, e per farlo ho bisogno di prendere le distanze da quello che faccio di solito.

Mi accorgo che ogni volta che mi perdo (e mi capita spesso perchè ho un pessimo senso dell’orientamento) trovo piccoli tesori, un quartiere nascosto, una chiesetta sconosciuta alle guide, una chiacchierata in un baretto, insomma angoli o esperienze totalmente inaspettate. Il punto è questo,  non avere paura di perdersi.

Ogni giorno di solito abbiamo tutto pianificato, se un bus tarda cinque minuti siamo già nervosi, se il collega non ci risponde come vorremmo è rabbia, se quell’impegno non va secondo le nostre aspettative ci sentiamo un disastro, facciamo mille supposiazioni sul perchè è andata com’è andata e non ne usciamo più, continuiamo a rimuginare ed immaginare scenari ipotetici che probabilmente mai diventeranno reali.

Perchè vogliamo sapere tutto quello che ci accadrà, come ci sentiremo, quali problemi e soluzioni potremmo eventualmente incontrare? E’ possibile avere sempre tutto sotto controllo? Cosa ci fa paura, COSA ABBIAMO PAURA DI PERDERE SE MOLLIAMO LA PRESA ? Probabilmente il CONOSCIUTO, che ci dà tanta sicurezza (o illusione di sicurezza) anche se ci rende ansiosi, insoddisfatti, frustrati, scontenti.

Possiamo provare a perderci ogni tanto, a lasciar andare il conosciuto per esplorare nuovi territori, modalità, abitudini, schemi mentali ? Vogliamo provare a metterci in gioco in modo nuovo rispetto a quello che ci raccontiamo ogni giorno? Sappiamo già tutto su chi siamo e cosa siamo capaci di fare, davvero?

Cosa può succedere ?

Forse che perdiamo qualcosa di vecchio, tossico e ormai inutile per noi, e troviamo nuovo nutrimento per le nostre emozioni, i nostri pensieri, le nostre relazioni tutte, ci espandiamo, evolviamo con energia rinnovata. Dietro ogni paura del nuovo possono celarsi tesori, come sempre a noi la scelta.

Perdere e trovare dunque, in armoniosa alternanza.

Un abbraccio

Stefania

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Pronto Soccorso per momenti NO

Ecco in versione breve il mio pdf da scaricare!

Un abbraccio,

Stefania

Pronto Soccorso per momenti NO pdf

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