Confusione è male?

Sempre più spesso un tema centrale che le persone portano nelle sessioni è quello del sentirsi confuse rispetto a se’ stesse, alla vita, alle scelte, ai valori.

Voglio fare subito chiarezza: la confusione di cui parlo qui non è alteazione delle percezioni, senso di realtà distorto, dissociazione. Questi sintomi importanti richiedono interventi professionali diversi da quelli attinenti alle mie competenze.

Ciò di cui parlo e di cui mi occupo sono quei momenti di vita (a chi non sono mai capitati) in cui la persona si sente persa, non ritrova più valore nella vita che vive e non riesce a trovare risorse per cambiare poichè non sa dove vuole andare, confusione appunto.

Di solito questa condizione è accompagnata da ansia, talvolta angoscia, l’emozione paura la fa da padrona, talvolta rabbia verso se’ stessi per non essere più “come prima”, sicuri, convinti, performanti.

Allora forse la confusione vuole dirci proprio questo: ci serve un cambiamento, siamo al bivio tra ciò che c’era fino ad oggi e qualcosa di nuovo e più consono a chi siamo che spinge per mostrarsi. E dato che le nostre difese rispetto al non conosciuto si attivano, ecco il sentirsi persi, spaventati, destabilizzati.

E se proprio questa destabilizzazione fosse la chiave? Se la confusione fosse il ponte che ci traghetta verso una nuova identità più autentica, più aderente a chi siamo oggi?

Se ci accorgessimo, con un ribaltamento di percezione, che quella confusione vuole spostarci da una posizione rigida, inflessibile, incatenata a false certezze che ci rendono maschere poco autentiche?

Dunque la confusione può essere portatrice di un nuovo più aderente a chi siamo, è un dono , una forza trasformativa da accogliere e usare, non da demonizzare e scacciare incolpandoci di qualcosa che è profondamente umano e prezioso, il dubbio.

Facciamo amicizia coi momenti confusi, incerti, accogliamoli ed ascoltiamoli, proviamo a stare per un pò nel disagio, nella scomodità. Non accade nulla se non che ci ritroviamo più veri, più aderenti alla nostra natura profonda, più flessibili e per questo più forti. Solo allora potremo prendere le decisioni adatte o forse non decidere nulla, chè in fondo ci va bene così

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I momenti perfetti

Questa mattina stavo facendo colazione con tutta calma, il caffè fumante e profumato, il mio amato micio dormiva lì accanto, ascoltavo musica, dalla finestra entrava qualche raggio di sole di queste stupende giornate milanesi fredde e limpide.

La mente vagava lieve su ogni pensiero. arrivavano ricordi, immagini. Ad un tratto ho compreso che quello era un momento perfetto. Non so quanto sia durato ma sono certa che lo fosse: ecco, i momenti perfetti esistono.

Sono attimi in cui ci si sentiamo leggeri, radicati, presenti a noi stessi, in cui una qualità di morbidezza ci accoglie e tutto è come deve essere, noi ci sentiamo nel posto giusto al giusto tempo.

Arriva quella sensazione di leggerezza ed espansione, il respiro si fa più ampio e il corpo è rilassato, con un senso di pace che non ha nulla a che vedere con ciò che accade fuori di noi e nelle nostre vite, in quei momenti siamo fuori del tempo, pura coscienza?

Non saprei, quello che so è che sono attimi colmi di commozione, e percepisco chiaramente che siamo molto di più di quello che crediamo di essere, molto di più di ciò che ci accade, di ciò che ci hanno raccontato, delle ferite, delle delusioni, delle fatiche personali.

Prendiamoci cura di quei momenti preziosi, cerchiamoli ogni giorno nei gesti ordinari, in chi amiamo e in chi non ci piace, nei momenti scomodi e quando ci sembra di non farcela.

E poi ce la facciamo.

Se devo pensare ad un augurio per l’anno che si avvicina non può essere che questo, una pioggia di momenti perfetti. Se siamo pronti ad accoglierli, arrivano.

Una lettura: ” Questo immenso non sapere”, Chandra Candiani

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Pilastri

La poesia cura e si prende cura

Siamo ai primi di luglio e già il pensiero
è entrato in moratoria.
Drammi non se ne vedono,
se mai disfunzioni.

Che il ritmo della mente si dislenti,
questo inspiegabilmente crea serie preoccupazioni.
Meglio si affronta il tempo quando è folto,
mezza giornata basta a sbaraccarlo.
Ma ora ai primi di luglio ogni secondo sgoccia
e l’idraulico è in ferie.

Eugenio Montale

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Il benessere emotivo

Si parla molto di emozioni e benessere emotivo ma cosa significa? Possiamo trovarlo e in che modo?

Innanzitutto è bene chiarire cosa sono le emozioni: programmi interni che si attivano ad iniziare dal corpo, in risposta a stimoli ed eventi esterni e hanno la funzione di preservare l’equilibrio del nostro sistema. Un esempio pratico: se provo l’emozione paura di fronte ad una minaccia metterò in moto comportamenti atti a proteggermi e portarmi in salvo.

Le emozioni sono anche in relazione a schemi comportamentali, credenze antiche, suggestioni che appartengono alla nostra storia personale, all’ambiente in cui siamo cresciuti, a schemi culturali.

Tornando al concetto di benessere emotivo: Prima di tutto smettiamo di usare la catalogazione in emozioni positive e negative: le emozioni sono tutte neutre, consideriamo negative quelle per noi più pesanti (paura, tristezza, rabbia, disgusto, disprezzo) ma tutte hanno una loro importante funzione per la nostra evoluzione!

Le emozioni primarie sono sette: Paura, tristezza, rabbia, gioia, sorpresa, disprezzo, disgusto. Ce ne sono poi di composite, la vergogna ad esempio, è un misto di tristezza e disprezzo. Il punto di partenza è riconoscerle, sentirle nel corpo, diventarne consapevoli. Ogni emozione ha manifestazioni fisiche specifiche (ad esempio nella rabbia c’è percezione di calore che sale agli arti superiori e al petto).

In un percorso di crescita personale volto al benessere emotivo io individuo dunque questi passaggi fondamentali:

_Riconoscimento dell’emozione, cosa sto provando, dove nel corpo?

_Riconoscimento di cosa mi ha attivato quella specifica emozione, il cosiddetto trigger (esempio: nella paura il trigger è la percezione di una minaccia), diventarne consapevole.

_Riconoscere se ci sono emozioni che vivo con una forte intensità, che ho difficoltà a gestire, che mi sequestrano completamente, e lavorare per regolarle, MAI reprimerle.

_Elaborare strategie adeguate per far si che l’emozione lavori per il mio benessere. La rabbia, ad esempio, è grande fonte di energia che incanalata in modo appropriato può permettermi di superare ostacoli e raggiungere il mio obiettivo. La tristezza ascoltata e lasciata fluire mi permette di raccogliermi ed elaborare un dolore, un momento particolare.

Ecco allora che il benessere emotivo sta nella capacità, che si può apprendere ed allenare, di stare e fluire con tutte le emozioni, nella capacità di regolare l’ansia (che altro non è che la difesa che usiamo per non sentire un’emozione per noi critica), nel sentire nel corpo come le emozioni si muovono.

Ho visto nei percorsi con me, tante persone mettere in moto importanti cambiamenti e raggiungere maggiore armonia nelle proprie vite grazie al lavoro sulle emozioni. Secondo me non se ne può prescindere se vogliamo cambiamenti efficaci e duraturi e vogliamo migliorare le relazioni tutte.

Se desiderate approfondire potete contattarmi. Qui sotto, letture per esplorare:

Diego Ingrassia – Il cuore nella mente –

Erica F. Poli – Le emozioni che curano –

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Agosto ed io

E’ da qualche anno che scelgo di passare agosto a Milano, la mia città, e devo dire che ogni anno è un’ esperienza diversa perchè diversa mi sento io.

Prima di tutto la percezione del tempo che si dilata come le ore di luce, luce che in agosto è morbida, ha una languidezza tutta sua. Dalla finestra arrivano rumori lontani, di sottofondo, una musica, passi, vociare sommesso. Tutto pare invitare alla lentezza, anche in questa città troppo spesso dipinta come frenetica e dai ritmi convulsi. Un peccato che pochi vogliano poi restarci quando il ritmo si placa e Milano mostra un altro volto, fatto di accenti stranieri di turisti, del dialetto parlato dagli anziani e dai ritmi latini dalle radio dei riders.

Anche il mio lavoro rallenta, alcuni amici partono per le loro ferie, ho di certo più tempo da passare da sola, benchè io mi riservi tutto l’anno del tempo per me, ne ho bisogno.

Ho la percezione di un maggior contatto con le mie emozioni, quella parte profonda che troppo spesso tendiamo a mettere a tacere per non sentire, a questo ci serve il rumore, l’essere sempre così indaffarati e di corsa. E le sensazioni scomode emergono eccome: senso di solitudine, dubbi, pensieri ricorrenti e fastidiosi in un mondo che ci vorrebbe sempre sicuri, abili, capaci.

Più il tempo passa più mi apro ai dubbi, ho sempre più chiaro che la realtà è percezione individuale, la creiamo noi, dunque la mia realtà è solo una delle tante possibili, quindi cambiando percezione cambia tutto, ed è così. Il dubbio mi aiuta ad ampliare la visione del mondo, dei mondi possibili.

Ecco, agosto per me è esperimento, è anche stare scomoda senza le distrazioni della solita routine, è sentire ed accogliere quel sottile disagio del non conosciuto, delle domande, è stare ferma sul divano guardando fuori dalla finestra perdendo la percezione del tempo. Perchè, direte voi? Per sentire a che punto sono, come sto veramente, anche se a volte quello che arriva non mi piace. E per trasformare quello che arriva in dono di conoscenza più profonda, di gentilezza verso me stessa, laddove la vulnerabilità diventa forza.

In un bellissimo libro appena finito l’autrice parla della nostra epoca come di un tempo dominato dalla “tirannia della positività”, in cui bisogna dire sempre che va tutto bene, in cui stati d’animo come la malinconia vanno nascosti poichè giudicati inopportuni, da perdenti. E così fingiamo che tutto vada sempre alla grande, ma non è quello che poi le persone mi raccontano nelle sessioni di coaching, dove la fanno da padrone proprio i dubbi, la fatica di fingere, la tristezza soffocata.

E allora agosto per me è anche l’esercizio della malinconia.

Il libro è questo: Il dono della malinconia – Susan Cain

Vi auguro un Agosto prezioso, in ascolto

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Estate

È riapparsa la donna dagli occhi socchiusi
e dal corpo raccolto, camminando per strada.
Ha guardato diritto tendendo la mano,
nell’immobile strada. Ogni cosa è riemersa.
Nell’ímmobile luce dei giorno lontano
s’è spezzato il ricordo. La donna ha rialzato
la sua semplice fronte, e lo sguardo d’allora
è riapparso. La mano si è tesa alla mano
e la stretta angosciosa era quella d’allora.
Ogni cosa ha ripreso i colori e la vita
allo sguardo raccolto, alla bocca socchiusa.
È tornata l’angoscia dei giorni lontani
quando tutta un’immobile estate improvvisa
di colori e tepori emergeva, agli sguardi
di quegli occhi sommessi. È tornata l’angoscia
che nessuna dolcezza di labbra dischiuse
può lenire. Un immobile cielo s’accoglie
freddamente, in quegli occhi.
Fra calmo il ricordo
alla luce sommessa dei tempo, era un docile
moribondo cui già la finestra s’annebbia e scompare.
Si è spezzato il ricordo. La stretta angosciosa
della mano leggera ha riacceso i colori
e l’estate e i tepori sotto il viviclo cielo.
Ma la bocca socchiusa e gli sguardi sommessi
non dan vita che a un duro inumano silenzio.

Cesare Pavese

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I miei percorsi per te

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VOLA – IL PERCORSO SULL’AUTOSTIMA

Una serie di sessioni di coaching mirate ad osservare come dialoghi con te stesso. Spesso quando l’autostima è debole non ci sentiamo in grado di raggiungere un obiettivo, fatichiamo a prendere decisioni, non siamo mai certi di ciò che vogliamo, dove vogliamo andare, cosa conta davvero per noi, ci giudichiamo severamente in una continua ed estenuante lotta con noi stessi, anche le realzioni ne risentono. In questo percorso acquisirai gli strumenti per osservare dove nasce il tuo autoboicottaggio, qual’è il tuo sistema di valori, cosa davvero ti rappresenta, ti appartiene e cosa invece è frutto di condizionamenti che ti impediscono di guardarTI davvero, in modo autentico.Una volta libero/a da questi schemi attingerai alle tue risorse e svilupperai piena consapevolezza del tuo valore, della tua unicità, di ciò che è importante per te e potrai infine agire in accordo con chi sei. Una vera e propria…

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Pensare col corpo

Cosa accade dentro di noi quando vivamo in continuo affanno, rincorrendo attività varie sempre di fretta, quando fermarsi un attimo sembra impossibile ed è quasi scomodo?

Cosa accade dentro di noi quando siamo sequestrati emotivamente da una difficoltà e giriamo a vuoto cercando soluzioni sempre uguali e siamo prigionieri di meccanismi sempre identici?

Cosa accade dentro di noi quando siamo convinti che solo gli altri possano colmare i nostri vuoti emotivi e dunque elaboriamo tutti i nostri comportamenti esclusivamente sul bisogno?

Cosa accade nel corpo a seconda del tipo di lavoro svolto?

Cosa accade al nostro corpo a seconda di cosa e come mangiamo ?

Cosa accade dentro di noi in relazione a come viviamo l’intimità sessuale?

Cosa accade dentro di noi in relazione allo spazio e ai confini personali che mettiamo nella nostra vita?

Chi mi conosce e lavora con me sa bene quanto io ami le domande, quelle che sfidano le nostre credenze e le nostre rigidità, che sono poi le nostre gabbie. Porci domande soprattutto sulle questioni più spinose per noi ci aiuta ad evolvere, ad uscire dagli schemi ormai conosciuti e che non funzionano più, a trasformare situazioni e trovare soluzioni più funzionali a ciò che stiamo vivendo. Ampliando gli orizzonti ci sentiamo e viviamo meglio.

Le domande citate sopra e molte altre trovano risposte e spunti di riflessionei in un libro che ho trovato davvero sorprendente e che vi consiglio caldamente. Anche il momento può essere favorevole, a breve entreremo in Primavera, stagione di fioritura e rinascita, come vogliamo viverla?

Buona lettura !

PENSARE COL CORPO – Jader Tolja, Francesca Speciani – ed. Tea

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Cercando le parole

Primo giorno del nuovo anno, eccolo arrivato.

Mi accade spesso di avere difficoltà nel trovare le parole quando sono coinvolte emozioni profonde, dunque cerco aiuto.

Oggi l’ho trovato nelle parole di Franco Arminio, poeta che amo proprio per come riesce a portare fuori ciò che è dentro.

Vi lascio il suo scritto con i migliori auguri di un 2023 pieno di luce, senza temere le ombre.

BRINDIAMO OGNI GIORNO

Stanotte camminavo da solo

nella mia strada.

Non c’erano segni di festa,

tutte case chiuse.

A un certo punto ho guardato la porta

di casa mia.

Ho pensato a quante volte sono uscito

di casa col pallone, con un’arancia

in mano, con la neve, col sole:

una storia come tante

in questa cosa strana che è l’universo

in cui si gioca al pallone, si mangia un’arancia

e a un certo punto si incontra una donna,

si fa un figlio, si va in giro, muore una madre

e poi viene una notte come questa

in cui ti senti sereno e guardi la luna

e c’è un bel silenzio e pensi

con mite orgoglio alle cose che hai fatto,

alle cose che hanno fatto per te.

Bisogna confidare nel camminare,

forse in nessuna casa

potevo pensare il mondo

con più dolcezza,

Auguriamoci un anno pieno d’aria,

Brindiamo un poco ogni giorno

assieme all’aria,

Franco Arminio

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