Stop…

C’è bisogno di fermarsi per conoscersi. Saper mercuriobastare a se stessi implica un viaggio alla ricerca della propria anima, in modo che nel cercarla si assuma lo stato di interlocutori della nostra vita, e che sia meno necessario perdersi e possibile trovarsi.        cit.

Ed aggiungo io..questa è la miglior condizione per volgersi poi con consapevolezza profonda verso l’Altro.

Buona settimana

I sistemi familiari

Lealtà familiari invisibili: le aspettative che ci imprigionano – http://lamenteemeravigliosa.it/lealta-familiari-invisibili-aspettative/

12829432_10209000991333078_4933601052659895985_oIl grado di maturità emotiva di un soggetto dipende dall’autonomia psichica che è capace di raggiungere nei confronti della propria famiglia di origine.

U. Telfener

Buona lettura

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Il libro di maggio

Fiumi di parole si sono spesi e si spendono su quella che è “l’Esperienza” che nella vita ci accomuna un pò tutti, il dover affrontare e gestire la fine di una relazione, fine che non abbiamo deciso noi. Parliamo quindi di una forma di abbandono vero e proprio.

Oltre a riportare a galla antiche personali ferite, ci si trova a ricostruire tutti gli aspetti del quotidiano, pratico ed emotivo , a ridefinire i propri contorni e quelli dell’altro che non è più con noi.

Il libro che voglio consigliare affronta la questione esaminandola nei suoi molteplici aspetti. Per aiutarci ad integrare l’abbandono, non cadere nell’autocommiserazione, nella rabbia distruttiva, e vedere anche le eventuali ragioni dell’altro, che sempre ci sono.

 Non mi dilungo oltre, la psicoterapeuta della coppia Umberta Telfener tratta l’argomento  molto esaurientemente.

Quindi buona lettura ed un sola regola prima di iniziare: vietato mentire a se stessi.le forme dell'addio

Umberta Telfener “le forme dell’addio” ed. Castelvecchi

Maggio…dell’essere grati

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Crisi e/o opportunità?

Carissimi, consiglio un libro secondo me prezioso, un modo diverso di leggere le crisi personali che ci colgono nel corso della vita, in tutti i suoi ambiti.

L’autore, lo psicoterapeuta Nicola Ghezzani (www.nicolaghezzani.altervista.org) evidenzia come proprio all’apice di una crisi esistenziale, quando ci sentiamo perduti in ogni nostro riferimento e speranza, siamo paradossalmente più che mai aperti a tutte le possibilità di ricrearci, in un’identità più vicina a chi realmente siamo. Per poter lavorare su questo, con tutta la fatica che comporta, dobbiamo trovarci al nostro punto zero, quindi proprio laddove sentiamo che tutto è perduto. 

Questo intenso lavoro di ricostruzione personale può portare ad  una vera svolta verso una vita ed una percezione di noi più autentica ed appagante.ghezzani

Non scrivo oltre, vi lascio al piacere di una lettura tanto ricca di spunti quando fluida e piacevole.

Buona rinascita!

Mettere alla prova le abilità

Non avere fiducia nelle nostre capacità ci rende alla lunga il peggior nemico di noi stessi. Meglio sperimentare e fronteggiare un eventuale fallimento o non provare affatto?

Pensieri vs emozioni?

48425950_802179463457923_3990921299781222400_oPer questa riflessione traggo spunto da uno dei cardini della psicoterapia cognitivo comportamentale.

In che misura i nostri pensieri, i nostri schemi interpretativi personali, possono influenzare e talvolta distorcere le nostre emozioni riguardo ad un evento? Sembra una banalità, ma vale la pena di soffermarsi un attimo: noi siamo i nostri pensieri? La nostra profonda essenza emotiva non ne viene mai intaccata? Davvero? Ognuno di noi si darà la sua risposta.

Quando qualcosa ci accade, sviluppiamo dei pensieri al riguardo. Questi pensieri causano in noi precise emozioni, per cui valutiamo l’accaduto nel nostro personale modo di sentire. Ma proprio questo modo di sentire è fortemente influenzato dai nostri pensieri in merito, ed i nostri pensieri in merito dipendono da schemi mentali che abbiammo fatto nostri fin dall’infanzia e con la nostra storia personale. Gli eventi potrebbero essere letti in molti modi diversi, ma noi abbiamo la nostra chiave. Continua a leggere

Ampiezze

Nell’affrontare o riflettere su una situazione, quanti punti di vista riusciamo a valutare?

Cerchiamo di non perdere mai di vista l’importanza di una visione ampia, che ci offre più strumenti e modalità di azione.1185722_10201756032853644_107119266_n

Il contatto con se stessi

8 giugno 2014 PERDERLO

  • quando incolpiamo sempre “l’altro” di qualunque evento, di tutto ciò che non ci piace, delle nostre piccole sconfitte, frustrazioni, mancanze. Non riusciamo, o non vogliamo, assumerci la responsabilità delle nostre scelte.
  • quando inseguiamo obiettivi che sappiamo in fondo non essere veramente NOSTRI.
  • quando ci sentiamo quasi sempre spossati e senza forze, senza apparente motivo. Il nostro corpo sta utilizzando troppe energie per “controllare”, tenere a bada qualcosa dentro di noi che non ci piace, non ci appartiene.
  • quando la nostra autostima è così bassa da paralizzarci. Ci incolpiamo di qualunque cosa e ci sentiamo dei completi inetti . Siamo talmente nascosti a noi stessi da non riuscire a trovare in noi risorse o talenti, che SICURAMENTE possediamo.
  • Il nostro corpo ci urla il suo disagio con contratture, emicranie, disturbi del sonno e del tono dell’umore.

   RICONQUISTARLO

  • diventiamo consapevoli del nostro centro, delle nostre responsabilità e del potere delle nostre scelte personali. Riusciamo a riconoscere e ad ammettere i nostri errori e li utilizziamo come leve per fare meglio in futuro. Facciamo tesoro di ciò che ci accade.
  • Vediamo con chiarezza e lucidità gli obiettivi che desideriamo perseguire, li sentiamo profondamente NOSTRI.
  • L’energia bloccata torna a fluire e ci sentiamo vigorosi, pieni e forti.
  • Troviamo. o ritroviamo, le nostre uniche qualità e lavoriamo per impiegarle al massimo delle nostre possibilità. Se qualcosa non va come avremmo desiderato, la nostra autostima non ne risente, elaboriamo l’accaduto e lo sfruttiamo per il meglio.
  • Il livello di stress si riduce notevolmente, siamo in armonia col nostro corpo.

 

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Io, Stefania

Ad oggi,  la mia vita è al capitolo 2.

C’è un capitolo 1, quello in cui ho terminato gli studi classici, ho frequentato la facolta’ di Lingue, mi sono resa economicamente indipendente. Grazie al mio lavoro (posto fisso, sicuro) ho potuto coltivare i molti interessi e soddisfare la mia vivace curiosità, ho potuto viaggiare tanto. Molto bene….fin qui, certo. Ma c’è sempre stata una vocina inquieta che lamentava la mancanza di spazi di creatività, di maggiore autonomia personale, del coltivare i MIEI talenti, insomma di seguire una mia strada. Non stavo bene, anche se mi convincevo strenuamente del contrario, sentendomi anche in colpa, un’ingrata perchè non riuscivo a sentirmi davvero appagata da  tutto quello che avevo, che non era poco, lo riconosco. Ma non andava piu’ bene per me.

Dopo tanti anni di lavoro su di me arriva il 2014, l’anno che, con  i suoi infausti eventi, ha dato la svolta alla mia vita. Tutti gli antichi riferimenti vengono a mancare, e mi rendo conto che questa è la vita, l’illusione di stabilità ce la creiamo noi perchè ci serve. Con tanta fatica e sofferenza  arriva anche una nuova consapevolezza. Quella che sembrava una disfatta totale si rivela l’occasione che ci voleva.

Lascio poi il lavoro (siamo al 2015) ma continuo a lavorare su di me.  Continua a leggere