Aprile è porte aperte a far entrare più luce.
E’ lieve calore che accarezza le spalle, colori languidi e panchine affollate.
E’ sguardo nuovo su vecchi ricordi, è un leggero posarsi o volare un pò più su.
Sei dunque tornato, aprile, ti aspettavo
Questa mattina stavo facendo colazione con tutta calma, il caffè fumante e profumato, il mio amato micio dormiva lì accanto, ascoltavo musica, dalla finestra entrava qualche raggio di sole di queste stupende giornate milanesi fredde e limpide.
La mente vagava lieve su ogni pensiero. arrivavano ricordi, immagini. Ad un tratto ho compreso che quello era un momento perfetto. Non so quanto sia durato ma sono certa che lo fosse: ecco, i momenti perfetti esistono.
Sono attimi in cui ci si sentiamo leggeri, radicati, presenti a noi stessi, in cui una qualità di morbidezza ci accoglie e tutto è come deve essere, noi ci sentiamo nel posto giusto al giusto tempo.
Arriva quella sensazione di leggerezza ed espansione, il respiro si fa più ampio e il corpo è rilassato, con un senso di pace che non ha nulla a che vedere con ciò che accade fuori di noi e nelle nostre vite, in quei momenti siamo fuori del tempo, pura coscienza?
Non saprei, quello che so è che sono attimi colmi di commozione, e percepisco chiaramente che siamo molto di più di quello che crediamo di essere, molto di più di ciò che ci accade, di ciò che ci hanno raccontato, delle ferite, delle delusioni, delle fatiche personali.
Prendiamoci cura di quei momenti preziosi, cerchiamoli ogni giorno nei gesti ordinari, in chi amiamo e in chi non ci piace, nei momenti scomodi e quando ci sembra di non farcela.
E poi ce la facciamo.
Se devo pensare ad un augurio per l’anno che si avvicina non può essere che questo, una pioggia di momenti perfetti. Se siamo pronti ad accoglierli, arrivano.
Una lettura: ” Questo immenso non sapere”, Chandra Candiani
Note da una breve (ma intensa) vacanza:
* Lascio cadere ogni obbligo
* Da un caos di emozioni iniziale ad una maggior chiarezza.
* Ascolto come mi sento.
* Sempre più chiaro il valore del tempo e degli affetti
* L’ energia del mare da sempre è per me terapeutica
* Scopro in me nuove vulnerabilità
* Percepisco la danza continua tra presenze e assenze.
* Le risa dei bimbi piccoli mi commuovono.
* Non sempre rilassarmi mi è facile.
* Mi scopro spesso nostalgica, di quella nostalgia colma di Bellezza.
* La mia impronta malinconica non mi fa più paura
To be continued….
Noi ci temiamo come animali
che studiano di sottecchi le intenzioni dell’altro
ci teniamo a distanza
con uno sguardo sotterraneo
misuriamo la paura
con movimenti audaci e controllati
ci sottoponiamo a prove di avvicinamento
sguardi lanciati alle finestre
alle vie di scampo. Pronunciamo
una parola a bassa voce
saggiamo la vigilanza acustica dell’altro
valutiamo adocchiamo segnali
e infine un balzo ardente e luminoso:
un incalcolabile abbraccio.
Non potevo trovare parole più intense per augurare a noi tutti un luminoso anno nuovo
È riapparsa la donna dagli occhi socchiusi
e dal corpo raccolto, camminando per strada.
Ha guardato diritto tendendo la mano,
nell’immobile strada. Ogni cosa è riemersa.
Nell’ímmobile luce dei giorno lontano
s’è spezzato il ricordo. La donna ha rialzato
la sua semplice fronte, e lo sguardo d’allora
è riapparso. La mano si è tesa alla mano
e la stretta angosciosa era quella d’allora.
Ogni cosa ha ripreso i colori e la vita
allo sguardo raccolto, alla bocca socchiusa.
È tornata l’angoscia dei giorni lontani
quando tutta un’immobile estate improvvisa
di colori e tepori emergeva, agli sguardi
di quegli occhi sommessi. È tornata l’angoscia
che nessuna dolcezza di labbra dischiuse
può lenire. Un immobile cielo s’accoglie
freddamente, in quegli occhi.
Fra calmo il ricordo
alla luce sommessa dei tempo, era un docile
moribondo cui già la finestra s’annebbia e scompare.
Si è spezzato il ricordo. La stretta angosciosa
della mano leggera ha riacceso i colori
e l’estate e i tepori sotto il viviclo cielo.
Ma la bocca socchiusa e gli sguardi sommessi
non dan vita che a un duro inumano silenzio.
Cesare Pavese
Primo giorno del nuovo anno, eccolo arrivato.
Mi accade spesso di avere difficoltà nel trovare le parole quando sono coinvolte emozioni profonde, dunque cerco aiuto.
Oggi l’ho trovato nelle parole di Franco Arminio, poeta che amo proprio per come riesce a portare fuori ciò che è dentro.
Vi lascio il suo scritto con i migliori auguri di un 2023 pieno di luce, senza temere le ombre.
BRINDIAMO OGNI GIORNO
Stanotte camminavo da solo
nella mia strada.
Non c’erano segni di festa,
tutte case chiuse.
A un certo punto ho guardato la porta
di casa mia.
Ho pensato a quante volte sono uscito
di casa col pallone, con un’arancia
in mano, con la neve, col sole:
una storia come tante
in questa cosa strana che è l’universo
in cui si gioca al pallone, si mangia un’arancia
e a un certo punto si incontra una donna,
si fa un figlio, si va in giro, muore una madre
e poi viene una notte come questa
in cui ti senti sereno e guardi la luna
e c’è un bel silenzio e pensi
con mite orgoglio alle cose che hai fatto,
alle cose che hanno fatto per te.
Bisogna confidare nel camminare,
forse in nessuna casa
potevo pensare il mondo
con più dolcezza,
Auguriamoci un anno pieno d’aria,
Brindiamo un poco ogni giorno
assieme all’aria,
Franco Arminio

_ Per essere riuscita a cambiare la mia vita ormai quasi sei anni fa, quando quasi tutti mi davano della folle. Sono qui oggi, forte del mio sogno divenuto la mia vita quotidiana. Siate folli se questo significa volere ed adoperarsi per ciò che vi rende felici.
_ Per la mia famiglia così com’è, con le sue dinamiche, imperfezioni, forze e vulnerabilità che sono anche in parte le mie, e che lavoro per trasformare ogni giorno, un passo alla volta. Al suo amore devo tutto.
_ Per l’entusiasmo del mio lavoro, che mi permette di conoscere, ascoltare, confrontarmi con le mie emozioni e quelle di chi a me si rivolge.
_ Per la possibilità ed il privilegio di poter continuare a studiare, approfondire, cercare. Al meglio che posso.
_ Per i momenti cupi, di scoramento, solitudine, frustrazione che mi permettono di acquisire esperienza, consapevolezza, forza.
_ Per le emozioni che sempre mi mostrano la via adatta a me.
_ Per ogni giorno di scoperta, meraviglia, lacrime, gioie e delusioni. Tutto è perfetto perchè tutto serve a mostrarmi chi sono.
_ Per gli amici preziosi che mi accompagnano e mi danno fiducia e sostegno quando ne ho bisogno.
_ Per aver imparato a chiedere, per aver imparato a dire no per poter meglio dire si.
_ Per ogni persona splendida e unica che ha seguito o sta seguendo un percorso con me. Siete pura luce!
_ Per ogni carezza data a Shuki, il mio piccolo Maestro peloso: da lui imparo ogni giorno l’amore incondizionato, il non attaccamento. Amore è/e Libertà.
Un abbraccio,
Stefania
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Cari tutti,
Lungi dal voler fare bilanci che in qualche modo mettono sempre in difficoltà, credo valga la pena fermarci un momento e farci delle domande, di quelle costruttive che possano aiutarci a mettere in prospettiva le esperienze fatte in questo 2018 che va a chiudersi.
E’ una specie di piccolo rito che a me è molto utile, mi aiuta a fare il punto di come mi sento, dove sono.
Queste le domande che uso io:
– Come mi sento?
– Ho portato a termine i progetti pianificati per il 2018, ne sono soddisfatta ?
– Cosa mi è costato di più ?
– Di cosa sono grata a questo 2018 ?
– Ho ampliato la visione di me, delle mie emozioni, dei miei talenti e delle mie meravigliose vulnerabilità ?
– Cosa voglio mantenere ed ampliare nella mia vita ?
– Cosa voglio lasciar andare perchè non mi fa bene o non mi serve più ?
– Ho investito del tempo nella mia crescita personale ?
– Come vanno le mie relazioni tutte ?
– Ho detto alle persone a me più care che le amo ?
– Sono uscita un pò dalla mia zona di comfort ?
– Ho fatto qualcosa di completamente nuovo ?
Siamo abituati a cercare e pretendere risposte, soluzioni, quando spesso è molto più utile ed efficace porci prima le giuste domande.
E se la domanda è sentita, la risposta arriva SEMPRE, magari non immediatamente, ma arriva eccome. Ed è sempre quella giusta per noi.
Buone domande dunque,
Un abbraccio
Stefania

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Pausa… devo prendermi una pausa, ho bisogno di una pausa…
Siamo soliti pensare alla pausa soprattutto nel periodo estivo. Certo il caldo rende tutto più lento e talvolta faticoso, le energie sono al risparmio e abbiamo un anno alle spalle, spesso caotico, stressante, ci troviamo ad inseguire una velocità che non è la nostra, ma ci siamo mai chiesti qual’è la NOSTRA velocità ?
Ci siamo mai chiesti se è proprio l’estate il momento in cui sentiamo di avere bisogno di fermarci, o è qualcosa che crediamo di scegliere ma in realtà facciamo ormai in modalità automatica, perchè “si fa così” ? Mi capita non di rado di parlare con persone che vedono anche le agognate ferie come qualcosa di stressante, faticoso e troppo impegnativo, un dovere insomma…. ha senso ?
Possiamo pensare alla pausa in modo diverso, un momento che può durare anche 10 minuti, che ci concediamo in qualunque momento ed in qualunque luogo e situazione, quando ne avvertiamo il bisogno. Oppure scegliamo uno o più momenti nella giornata, in cui ci fermiamo un poco: ci sediamo, chiudiamo gli occhi, respiriamo profondamente e ASCOLTIAMO.
Ascoltiamo quello che succede dentro di noi: come stiamo? Siamo tesi, rigidi, rilassati e tranquilli, arrabbiati o preoccupati ed ansiosi, annoiati, insofferenti, gioiosi e grati….
SCEGLIAMO di prenderci una pausa quando ci serve, non quando ce lo dicono le convenzioni. Potremmo scoprire che in estate non ci va di fare nessun viaggio chissà dove, faticare per dire a noi stessi che abbiamo fatto vacanza, quando invece magari ci siamo sfiniti di attività, fare, fare.
Insomma, la pausa possiamo trovarla dentro di noi ogni volta che ne abbiamo bisogno, o scegliere di fermarci quando lo decidiamo noi. In modo da trovare un nostro tempo, un nostro luogo interiore di vacanza, una nostra personale pausa.
Un abbraccio
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Accade quasi sempre che, quando ci interroghiamo su di noi, sulla nostra vita, quando siamo in un percorso di evoluzione personale o in un momento difficile, arrivi la fatidica domanda titolo di questo libro, ” chi sono io?”
Sotto forma di dialoghi, l’autore esplora i vari campi della nostra esistenza: le relazioni, la natura del pensiero, il discernimento, l’arte di ascoltare, sono solo alcune delle domande poste.
Lascio alla vostra curiosità l’indagare le risposte qui fornite. Una visione ampia, di pace con noi stessi, di inclusione con il tutto.
Un paio di brevi citazioni:
Non c’è nulla da provare, aggiungere o togliere alla vita che stai vivendo. Serve solo la vigilanza per vedere le abitudini del pensiero e come queste ci vincolano……Quando vediamo che quasi tutta la nostra esistenza è una ripetizione meccanica, usciamo automaticamente dallo schema ed entriamo nell’osservazione.
Osservarsi ha il suo sapore e non ha bisogno di aggiunte. E’ la stessa apertura, l’accoglienza, che è il nostro stato d’essere naturale.
Buona lettura,
un abbraccio
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