Quel momento

C’è un particolare momento, che accade sempre anche se con tempi e modi differenti per ogni persona, che non smette di emozionarmi, ogni volta.

Durante il percorso con il cliente arriva il momento in cui qualcosa si modifica, qualcosa scatta, qualcosa si manifesta e una volta manifestato tutto cambia. E’ il momento in cui il cliente comincia a sentire, attraverso il suo corpo, attraverso l’emozione ed il cambio di stato, che una trasformazione importante ha cominciato il suo corso e da lì in poi sarà inarrestabile. Tramite il lavoro svolto la persona comincia a prendere contatto con le proprioe emozioni, a riconoscerle ed accettare anche quelle che aveva sempre evitato e non voluto vedere/sentire. Si aprono mondi nuovi,  nuove possibilità, prospettive più ampie nella gestione della difficoltà, del blocco, del conflitto, che prima non riuscivano ad emergere e imprigionavano nei soliti schemi, difese, rigidità  divenute ormai prigione e pensieri ripetitivi fino quasi all’ossessione, con un grande dispendio di energie e un  profondo disagio e  senso di impotenza rispetto alla possibilità di uscire dalla difficoltà.

In quel preciso momento di consapevolezza che un sentire profondo sta cambiando, che possiamo sempre scegliere, che i limiti sono nei nostri schemi mentali antichi e cristallizzati, ecco che il corpo diventa più sciolto, si libera una nuova energia, lo sguardo si illumina nella gioia della forza e nuova prospettiva ritrovata o scoperta per la prima volta.

Tutte le risorse che ci servono sono in noi, dobbiamo tornare alla nostra essenza profonda per ritrovarle ma sono sempre state là, da qualche parte, sepolte ma pronte a riemergere fiere appena ce lo permettiamo!

In questo processo io sono un mezzo, uno strumento che aiuta la persona a procedere in un lavoro che è solo suo.  Vale davvero la pena di cominciare.

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Il progetto dietro al problema

“Si devono lasciare i nostri vecchi abiti e le nostre vecchie abitudini. Abbiamo la tendenza intellettualizzante a voler assolutamente trovare una causa ai nostri problemi.

Anzichè andare verso l’accettazione dei nostri inevitabili limiti e della nostra finitezza di esseri umani, vogliamo trovare fatti che ci hanno recato danno e persone colpevoli di limitarci.

Piuttosto che cercare la causa di un problema, è più produttivo scoprire il progetto che rivela. Chi voglio diventare? Quale desiderio bussa alla mia porta? In questo modo ogni intoppo è un mezzo per meglio accogliere la mia parte vulnerabile e per diventare un essere più completo.

Trasformarsi, lasciare i sentieri conosciuti e le idee ritrite permetteranno gradualmente di passare dal bisogno all’incontro tra esseri umani e al desiderio che ne è il segno, non più in vista di un consumo, ma per esistere e relazionarci in uno spazio che non riguarda più la soddisfazione del bisogno stesso. Attaccamento e brama riducono tutto a invidia, egoismo, a rifiuto di ogni forma di frustrazione e di qualsiasi tipo di mancanza.

La trasformazione ci invita a uscire dai nostri immobilismi, troppo comodi per essere lasciati facilmente, per ritrovare il gusto del movimento e rimetterci in cammino. Abbandonare i nostri vecchi giri di giostra ci darà il gusto, la spinta, di partire per cercare di incontrare noi stessi”

S. Tomasella                            (immagine: Georgia O’Keeffe)

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Vi aspetto!

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Il libro di Gennaio

poliNel passaggio dal 2016 al nuovo anno appena iniziato, mi sono regalata la lettura di un altro splendido libro della Dott. Poli: vi avevo già parlato dei suoi preziosissimi ” Anatomia della coppia” e “Anatomia della coscienza quantica”.

Ebbene, eccomi ora a cimentarmi con “Anatomia della guarigione”. Un libro che mi ha costretto a fermarmi e chiuderlo più volte tanto è denso di contenuti, spunti, vere e proprie (per  me) rivelazioni sullo sviluppo della nostra vita emotiva e delle svariate  ramificazioni che essa prende dai nostri primissimi mesi di vita (e anche prima, nel grembo materno). Si, perchè per guarigione qui si intende in primis quella emotiva, che risolve poi moltissime problematiche del nostro corpo fisico. Ecco riportati alcuni brevi passi:

“Se le emozioni represse, le emozioni distruttive inconscie, i copioni emotivi disfunzionali non vengono riparati, essi continuano a intrudere nei percorsi di crescita personale. In altri termini, là dove vi fossero degli irrisolti emotivi, è come se vi fosse una zavorra tale che, per quanti sforzi la persona faccia di volare in alto, e per quanto talora ci riesca con grande impegno e forza di volontà, tuttavia, poi, le emozioni ancora irrisolte si fanno sentire e producono una caduta, anche rovinosa, per la stima di sè e la fiducia nella possibilità di una reale trasformazione.”

“Non a caso le emozioni vengono anche ascritte al corpo emozionale, o corpo di dolore (E. Tolle), considerato un corpo denso, con una vibrazione bassa, perlomeno per quelle emozioni che sono state represse, le ferite e i blocchi emotivi di cui parleremo.”

Come sempre, buona lettura e buon cammino verso noi stessi

Quiete e luce

Spesso siamo talmente assorbiti dal quotidiano intorno a noi e DENTRO di noi: la voce della mente incessante tesse trame infinite che spesso non portano a nulla se non ad un dispendio enorme di energia…..fine a se stesso. Non solo, il continuo rimuginio rischia di diventare un loop, un circolo ossessivo di pensieri, etichette, proiezioni di eventi di un ipotetico futuro, preoccupazioni, quando non vere e proprie ossessioni, per qualcosa che non sappiamo se mai accadrà.

A che serve tutto questo? A NIENTE, solo a darci l’illusione di poter controllare gli eventi della nostra vita e soprattutto tenere a bada le nostre paure. Ma è un’illusione, appunto. La vita ne sa sempre piu’ di noi. Quante volte ci siamo preparati perfettamente (lo credevamo) ad eventi che poi si sono svolti in maniera completamente diversa o che non sono accaduti affatto? Intanto ci siamo arrovellati per bene e ci siamo guastati giornate intere.

Perchè dunque non provare a cominciare ad acquietare un poco il lavorio mentale, cominciando a sperimentare anche solo 15 minuti al giorno….chi di noi non li trova. Cominciare è sempre già un  primo passo, poi si vedrà quello che emerge. Quindi semplicemente prendiamoci  15 minuti, mettiamoci in una posizione comoda, scolleghiamoci da tutto (computer, smartphone), poca luce e magari una candela accesa, occhi chiusi. Semplicemente STIAMO. Affioreranno subito i famigerati pensieri, lasciamoli passare, dolcemente allontaniamoli e concentriamoci sul respiro, lento e regolare.

Ecco. Questo per cominciare, nulla di piu’ ma nulla di meno, prendetevi 15 minuti di pausa dal pensiero. Un vero sollievo per lo spirito tanto bistrattato, e verso una nuova consapevolezza.

BUONA QUIETEflame

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Riposo

Un tempo lento, una diversa energia che ci accompagna e ci invita all’ascolto.

Talvolta sentire i rumori di fondo che mettiamo a tacere durante l’anno potrebbe non piacerci, ma sono lì e ora reclamano la nostra attenzione, senza scuse. Forse hanno qualcosa da dirci.

Un tempo per lasciar andare con gratitudine quello che non ci serve più e prepararci a fare spazio dentro di noi al nuovo che verrà, perchè verrà, se sappiamo accoglierlo.

Un tempo per godere della compagnia di noi stessi, prima di  quella dell’Altro.

Per sperimentare la rottura di schemi antichi che vogliono lasciarci e che forse noi tratteniamo per timore o perchè  siamo convinti che ci rappresentino.

E come fare tutto questo ? Quali stravolgimenti ?

Nessuno. Semplicemente respirate profondamente, sospendete il Giudizio.  Siate grati per ciò che arriva e per ciò che va, fiduciosi che tutto è come deve essere.

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Buon Riposo, dunque. Vi aspetto a settembre, ci saranno novità.

                                                       ferrariste66@gmail.com

La spinta al cambiamento

” Possiamo intendere il dolore interiore come il sistema attraverso il quale la nostra personalità ci fa capire che dobbiamo cambiare qualcosa, altrimenti non affioreranno emozioni migliori. Invece di temere il dolore, possiamo imparare a interpretarne i messaggi con saggezza, in modo da poterne sfruttare i suggerimenti per migliorare la nostra vita.”

E ancora:

“Il tratto caratteristico di una persona equilibrata è la disponibilità ad accettare tutte le verità, anche quelle che vanno contro desideri personali. Dimostra che tale persona ha smesso di guardare agli altri per trovare stabilità e che si è impegnata a rimanere concentrata sulla propria personale missione di vita.”

– Les Carter

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La giusta distanza (o vicinanza)

Talvolta mi si chiede quale sia il “sano equilibrio” nelle relazioni….domanda difficile! Cosa rispondere…voglio farlo citando Nicola Ghezzani, uno psicoterapeuta di cui apprezzo molto l’approccio, e che su questo delicato argomento vola davvero alto.

” Quali sono le modalità relazionali positive che contraddistinguono un amore o un’amicizia sani? Ritengo DUE.

La prima è la distanza che si esprime nel rispetto partecipe, laddove i partners o gli amici sappiano stare lontani l’uno dall’altro nel rispetto per ciò che l’altro è di per sè. Con la pratica della distanza e del rispetto partecipe chi ama può ammirare, percepire la vita dell’amato nella sua piena autonomia, e goderne. E’ una forma dell’amore maturo.

La seconda è la vicinanza liberatoria, laddove partners e amici stiano vicini con la volontà di generare nell’altro il bene supremo della libertà  (inclusa la paradossale libertà DAL legame stesso ). Con la vicinanza liberatoria chi ama può irrompere nella vita dell’amato, fondersi con quella ed esprimere tutta la propria energia, passione, allo scopo di rendere l’altro felice, cioè libero da ogni contingenza costrittiva, limitativa, frustrante.

Una relazione mediante la quale l’individuo ri-genera il proprio io a partire dalla coscienza di sè e dalla giusta misura nei rapporti umani.

Ci si ama per generare la vera natura dell’altro, le sue migliori potenzialità, la sua libertà. Quel sentimento che chiamiamo amore è il prodotto di un raffinato e consapevole equilibrio.”

Ecco….pensate sia troppo? Io credo di no, credo sia un dono unico che facciamo a noi stessi e all’altro. Ci si può arrivare passo dopo passo. Buone riflessioni.

“Quando l’amore è una schiavitù” – Nicola Ghezzani

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La formula dell’Amore (?)

mattotti-works-2Il fisico britannico Paul Dirac (1902-1984), cofondatore della meccanica quantistica, formula in una ricerca l’equazione in grado di descrivere il fenomeno dell’ entanglement (incatenamento) quantistico, che sottolinea il carattere di non separabilità tra gli eventi per la presenza di correlazioni a distanza tra quantità fisiche osservabili nei sistemi coinvolti. Il principio alla base dell’equazione di Dirac è che : ” se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere considerati due sistemi distinti, ma in qualche modo diventano un unico sistema. In altri termini, quello che accade ad uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce.” Il passaggio di informazioni tra diversi elementi all’interno di un sistema, in sostanza, avviene anche tramite un’azione a distanza che perdurerà nel tempo.

Cosa succede se applichiamo questo concetto ai legami tra gli esseri umani ?

Secondo il ragionamento di Dirac, se due persone entrano in relazione e si instaura tra di loro un rapporto di amicizia o amore e poi vengono separate, esse non possono essere definite come due soggetti differenti ma, in qualche modo, ne diventano uno solo.

Anche dopo la separazione, continueranno nel bene e nel male, a conservare dentro di sè una parte dell’altra. Per sempre.

A prescindere dalle distanze e dai vissuti di ogni individuo, nonostante allontanamenti o distacchi, queste persone si influenzeranno comunque.

L’equazione di Dirac è dunque la formula scientifica dell’amore eterno ? Che ne pensate? Continua a leggere

Io, Stefania

Ad oggi,  la mia vita è al capitolo 2.

C’è un capitolo 1, quello in cui ho terminato gli studi classici, ho frequentato la facolta’ di Lingue, mi sono resa economicamente indipendente. Grazie al mio lavoro (posto fisso, sicuro) ho potuto coltivare i molti interessi e soddisfare la mia vivace curiosità, ho potuto viaggiare tanto. Molto bene….fin qui, certo. Ma c’è sempre stata una vocina inquieta che lamentava la mancanza di spazi di creatività, di maggiore autonomia personale, del coltivare i MIEI talenti, insomma di seguire una mia strada. Non stavo bene, anche se mi convincevo strenuamente del contrario, sentendomi anche in colpa, un’ingrata perchè non riuscivo a sentirmi davvero appagata da  tutto quello che avevo, che non era poco, lo riconosco. Ma non andava piu’ bene per me.

Dopo tanti anni di lavoro su di me arriva il 2014, l’anno che, con  i suoi infausti eventi, ha dato la svolta alla mia vita. Tutti gli antichi riferimenti vengono a mancare, e mi rendo conto che questa è la vita, l’illusione di stabilità ce la creiamo noi perchè ci serve. Con tanta fatica e sofferenza  arriva anche una nuova consapevolezza. Quella che sembrava una disfatta totale si rivela l’occasione che ci voleva.

Lascio poi il lavoro (siamo al 2015) ma continuo a lavorare su di me.  Continua a leggere